ICT - nuove tecnologie,
nuove sensibilità

Seminario di riflessione sull'impatto delle cosiddette
Nuove tecnologie nella realtà quotidiana e nella formazione.

 

Scaricare il documento in pdf.
Eventuali informazioni e richieste sono da indirizzare a gioco@ispfp.ch

 
 
Il progetto ICT.CH è presentato al sito www.ict.ispfp.ch
 
       
 

Il gruppo di progetto della Scuola di diploma di Canobbio - Svizzera - si propone di aumentare la competenza generale degli insegnanti, di portare nell'istituto una riflessione a carattere antropologico sulle TIC e di sperimentare un accompagnamento a distanza di giovani studenti, impegnati in stage nelle strutture sociali e sanitarie cantonali e svizzere.

 

Per altre informazioni rivolgersi a Serena Facchinetti

 
 

     
 

 

Le serate si svolgono dalle 16.30 alle 18.45

 

 
 
 

Giovedì 2 ottobre 2003 - 16.30 - 18.45
Giorgio Comi

 

Presentazione del ciclo d'incontri e prima riflessione
Fabio Merlini
La tecnica dentro e fuori di noi:
per una introduzione

Guenda Bernegger
Percorsi d'approfondimento

 
 

Mercoledì 22 ottobre 2003 - 16.30 - 18.45

  Alberto Cattaneo, Luca Bausch, Elena Boldrini
L'avvento delle TIC e i processi
socio cognitivi
 
 

Martedì 25 novembre 2003 - 16.30 - 18.45

  Paolo D'Alessandro
Critica della ragione informatica
 
  Giovedì 11 dicembre 2003 - 16.30 - 18.45
  Roberto Diodato
La sensibilità e la tecnica
 
  Lunedì 26 gennaio 2004 - 16.30 - 18.45
  Claudio Bonvecchio
I simboli e la tecnica
 
  Martedì 23 marzo 2004 - 16.30 - 18.45
Lorenzo De Carli
La memoria e la tecnica
     
 

Martedì 20 aprile 2004 - 16.30 - 18.45
Graziano Martignoni
L'anima e la tecnica

   

 

 

La serata sul tema La comunicazione e la tecnica sarà definita nel corso del mese di maggio.   Fabio Merlini, Guenda Bernegger, Giorgio Comi


In questo settore sono proposti alcuni materiali utilizzati nel corso delle serate

Gli aggiornamenti sono curati insieme a Guenda Bernegger

 


Durante il primo incontro, sono stati citati (in questo ordine) tre brevi estratti da Antropologia filosofica e teoria dell'azione di A. Gehlen.

"L'uomo è dunque organicamente "l'essere manchevole" (Herder), egli sarebbe inadatto alla vita in ogni ambiente naturale e così deve crearsi una seconda natura, un mondo di rimpiazzo, approntato artificialmente e a lui adatto, che possa cooperare con il suo deficiente equipaggiamento organico; e fa questo ovunque possiamo vederlo. Vive, per così dire, in una natura artificialmente disintossicata, resa maneggevole, trasformata in senso utile alla sua vita, ciò che è appunto la sfera della cultura. Si può anche dire che è costretto biologicamente al dominio sulla natura." (pp. 88-89)

"Qualunque tipo di tecnica di procacciamento o di preparazione del cibo, ogni arma, forma di organizzazione dell'attività comune e misura di difesa contro nemici e il maltempo, o altro ancora, appartiene perciò alle risorse anche della cultura più primitiva, e 'uomini allo stato di natura', ossia privi di cultura, non esistono affatto." (pp. 87-88)

"Poiché questa [la sfera della cultura] però è il corpo di circostanze naturali originarie che l'uomo ha trasformato in senso utile alla sua vita, allora non c'è a priori nessun limite naturale alla capacità umana di vivere ma solo limiti derivanti dalle condizioni tecniche: i confini dell'espansione umana non risiedono nella natura ma nei diversi gradi dell'arricchimento e del miglioramento della sua attività produttrice di cultura, innanzitutto degli strumenti di pensiero e dei mezzi materiali." (p. 88)


Durante il secondo incontro, a guisa di introduzione è stato letto il seguente aforisma di Theodor W. Adorno, tratto da Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, Torino, Einaudi, [1951] 1994, p. 35-36 (formato word)

19. N o n b u s s a r e.

La tecnicizzazione – almeno per ora – rende le mosse brutali e precise, e così anche gli uomini. Elimina dai gesti ogni esitazione, ogni prudenza, ogni garbo. Li sottopone alle esigenze spietate, vorrei dire astoriche delle cose. Così si disimpara a chiudere piano, con cautela e pur saldamente una porta. Quelle delle auto e dei frigidaires vanno sbattute con forza, altre hanno la tendenza a scattare da sole e inducono chi entra alla villania di non guardare dietro di sé, di non custodire l’interno che l’accoglie. Non si fa giustizia al nuovo tipo umano senza la coscienza di ciò che subisce continuamente, sin nelle fibre più riposte, dalle cose del mondo circostante. Che cosa significa per il soggetto che le finestre non hanno più battenti da aprire, ma lastre di vetro da far scorrere con violenza, che i pomi girevoli hanno preso il posto delle molli maniglie, che non ci sono più vestiboli, soglie verso la strada, mura intorno al giardino? Quale chauffeur non sarebbe indotto, dalla forza stessa del suo motore, a filare a rischio e pericolo delle formiche della strada, passanti, bambini e ciclisti? Nei movimenti che le macchine esigono da coloro che le adoperano c’è già tutta la violenza, la brutalità, la continuità a scatti dei misfatti fascisti. Tra le cause del deperimento dell’esperienza c’è, non ultimo, il fatto che le cose, sottoposte alla legge della loro pura funzionalità, assumono una forma che riduce il contatto con esse alla pura manipolazione, senza tollerare quel surplus – sia in libertà del contegno che in indipendenza della cosa – che sopravvive come nocciolo dell’esperienza perché non è consumato dall’istante dell’azione.

 
 
Sitografia  

 
 

I riferimenti sono raggruppati per autore e la loro presentazione segue il percorso del nostro ciclo di incontri: dalle riflessioni più ampie sull’antropologia della tecnica nella molteplicità delle sue forme, alle analisi specifiche delle trasformazioni portate dall’era digitale, fino alle proiezioni – nel futuro o nella finzione – dell’avvento del controllo delle macchine sull’uomo.

 
 

 

Questi indirizzi sono stati verificati funzionanti il 26 gennaio 2004

http://www.filosofia.unina.it/tortora/sdf/Quattordicesimo/XIV.8.html - «Il “caso” Gehlen», di Luigi Napoletano. Una presentazione ricca della vita e dell’opera di Arnold Gehlen, a cui fa seguito una bibliografia degli scritti di e su questo autore.

http://www.swif.uniba.it/lei/recensioni/crono/2001-04/pansera.htm - Recensione del libro di Maria Teresa Pansera, L’uomo e i sentieri della tecnica, Heidegger, Gehlen, Marcuse, a cura di Francesco Tampoia.

http://www.craiat.it/meg/sezione.php?idcontainer=65 - Biografia e bibliografia di Ubaldo Fadini.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/001229p.htm - «In ostaggio della tecnica», di Enrico Livraghi (da Il manifesto, del 29 dicembre 2000). A proposito del libro di Ubaldo Fadini, Sviluppo tecnologico e identità personale.

http://www.mobydick.it/biograf/b_gunt.html - Biografia e bibliografia di Günther Anders.

http://www.guenther-anders.net/fr.htm - “Günther Anders Forum”: oltre a presentare le varie attività organizzate per far conoscere il pensiero di Anders, il sito offre una prospettiva sulla vita e l’opera di questo autore, nonché l’accesso on-line ad alcuni suoi testi (in tedesco).

http://www.unisi.it/grotti/anders.htm - Günther Anders, «Tesi sull’età atomica»: testo nato da un dibattito sui problemi morali dell'eta' atomica presso l’Università di Berlino ovest, pubblicato come articolo nel 1960. Presentato da Anselmo Grotti.

http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=1464X - Scheda del libro Il principio disperazione. Tre studi su Günther Anders, di Pier Paolo Portinaro.

http://helios.unive.it/~philo/galimberti.html - Presentazione di Umberto Galimberti, a cura del Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze di Venezia. Offre links verso articoli, interviste e siti disponibili in rete.

http://www.feltrinelli.it/SchedaAutore?id_autore=173861 - Umberto Galimberti: scheda dell’autore presentata sul sito delle edizioni Feltrinelli. Offre links alle schede di alcuni suoi scritti e a diversi articoli.

http://www.feltrinelli.it/FattiLibriInterna?id_fatto=1849 - Umberto Galimberti, «Il dominio della tecnica» (articolo tratto da La Repubblica, del 15 agosto 2003).

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/galimber.htm - Rassegna stampa galimbertiana, a cura dello Swif (Sito Web Italiano per la Filosofia).

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/021228k.htm - Umberto Galimberti, «L’uomo impotente contro la scienza» (articolo apparso su La Repubblica, il 28 dicembre 2002).

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030418a.htm - Umberto Galimberti, «Il terrore del contagio» (articolo apparso su La Repubblica, il 18 aprile 2003).

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030325.htm - «Galimberti: l’uomo nell’età della tecnica», di Maria Teresa Ferrari (articolo apparso su L’Arena, il 25 marzo 2003).

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990426.htm - Bruno Gravagnuolo, «Techne non 'è un Moloch invincibile. Per capirla serve una Psiche forte. Svuotamento psicologico dell'individuo e vittoria planetaria dell'apparato tecnologico nell'ultimo libro di Umberto Galimberti. Una genealogia della "sconfitta di Prometeo" che affida le speranze di riscatto alla critica della ragione occidentale e del soggetto razionale». Recensione critica di Psiche e techne. L’uomo nell'età della tecnica, di U. Galimberti.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030113a.htm - Jader Jacobelli, «Ricerca scientifica: responsabilità e tentazioni faustiane» (da Messaggero Veneto, del 13 gennaio 2003). A proposito di un articolo di Galimberti.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030315a.htm - Lelio Demichelis, «Scienza e tecnica, il mezzo è un fine. Una “volontà di potenza” per cui il fare predomina sul conoscere, l’utilità conta più dell’etica, la politica è svuotata di senso: le analisi di Bourdieu e Severino» (da La Stampa, del 15 marzo 2003).

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/021220b.htm - Stefano Varanelli, «Così sua maestà la Tecnologia genera le catastrofi. La provocazione di Paul Virilio: contrapponiamo ai musei della scienza un Museo degli incidenti» (l’Unità, 20 dicembre 2002). Intervista all’urbanista e filosofo, critico nei confronti di una tecnologia che depotenzia l’uomo rimuovendo quanto vi è di più umano: il limite.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/021019c.htm - Lelio Demichelis, «Tecnica gigante uomo nano. Il filosofo Paul Virilio denuncia: il potere delle macchine grandi e piccole, dal computer a internet, dai telefonini ai videogiochi, nel lavoro come nei consumi, domina e determina la vita degli individui, si impone sull’etica e sulla politica, come in un remake di “Tempi moderni”. Al progresso si è sostutuita la crescita, sembra non ci siano più limiti: ci aspetta un futuro senza avvenire?» (apparso su La Stampa, il 19 ottobre 2002). A proposito de L’incidente del futuro di P. Virilio.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/000417a.htm - «Reale o virtuale l'apparenza inganna.
C'era una volta la Terra uccisa dalla cibernetica sostiene Virilio nel libro "La bomba informatica". Ma forse ha torto»: recensione critica a cura di Franco Farinelli (pubblicata da l’Unità, il 17 aprile 2000).

http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=334 - Biografia, bibliografia e breve intervista al filosofo e saggista Pierre Lévy, a cura dell’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche.

http://www.archipress.org/levy/ - «Pierre Lévy, philosophe du cyberespace». Sito che presenta vari materiali di e su Pierre Lévy: un’intervista su « Comment l'intelligence collective peut surgir sur le Net» (apparsa su Le Temps, il 22 febbraio 2002) e estratti da L'Intelligence collective. Pour une anthropologie du cyberespace, e da Cyberculture.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/000112b.htm - Giuseppe Cantarano, «Cambiare sesso si può con Internet.
Identità multiple messe a fuoco da Paolo Ferri nella "Rivoluzione digitale"» (da L’Unità, del 12 gennaio 2000): presentazione del libro di P. Ferri, La rivoluzione digitale. Comunità, individuo e testo nell'era di Internet e intervista all’autore.

http://www.globalizzazione2000.it/McLuhanstrumenti.htm - Breve presentazione del libro di Marshall Mc Luhan, Gli strumenti del comunicare (1964).

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/021110.htm - Derrick de Kerckhove, «I rischi dell’era digitale» (articolo apparso su Il Mattino online, il 10 novembre 2002). Il semiologo canadese, allievo di M. Mc Luhan, presenta un progetto originale della Provincia di Napoli e insiste su potenzialità e rischi connessi alla transizione verso il mondo elettronico - caratterizzante il terzo grande periodo della storia dell’uomo e della parola - nonché sulla necessità di sviluppare un’etica ad esso appropriata.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990714c.htm - Francesco Ognibene, «Giù le mani da Internet e no all’uso ideologico della tecnologia» (apparso su Avvenire, il 4 luglio 1999). Presentazione del libro di Derrick de Kerckhove, L'intelligenza connettiva. L'avvento della Web society: sulla connettività come risorsa potente e sugli ampliamenti a livello di mente, memoria, morale che la Web society comporta.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/020730a.htm - Benedetto Vecchi, «Io penso, dunque sono connesso» (apparso su Il Manifesto, del 30 luglio 2002): intervista a Derrick de Kerckhove, in merito alla globalizzazione e allo spazio di libertà che la rete consente o favorisce.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010801a.htm - Alberto Rochira, «De Kerckhove: non demonizzate Internet» (Il Piccolo Giornale di Trieste, Internet, 1 agosto 2001). Intervista al semiologo esperto di nuove tecnologie in merito alle trasformazioni individuali, sociali e politiche che queste comportano.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030519a.htm - Renato Minore, «Soltanto Internet ha abolito lo spazio» (Il Messaggero online, 19 maggio 2003). Intervista a Derrick de Kerckhove sul rapporto al libro, al corpo, alla spiritualità e allo spazio nell’era digitale.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/001113.htm - Pietro M. Trivelli, «De Kerckhove: “L’anima del mondo è multimediale”» (Il Messaggero online, 13 novembre 2000). Breve intervista a Derrick de Kerckhove: globalizzazione e responsabilità, informazione e educazione, memoria personale e memoria mondiale.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/001028a.htm - «Dalla pergamena alla scrittura per frammenti» (Il Giornale, 28 ottobre 2000): dialogo tra Derrick de Kerckhove e Clarisse Herrenschmidt attorno alla storia e al mutare della scrittura come pure alle trasformazioni culturali e antropologiche correlate.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030606b.htm - Salvo Vitrano, «Il blog è libertà» (Il Mattino online, 6 giugno 2003): articolo su Derrick de Kerckhove, la specificità dei blog e il concetto di ipertinenza.

http://www.xmlpertutti.com/alessandro.htm - Breve biografia e bibilografia di Paolo D’Alessandro.

http://www.hermesnet.it/materiali/interviste/intervista_dalessandro.html - Intervista a Paolo D’Alessandro su «Internet, la scrittura digitale e la razionalità telematica», a cura di Andrea Potestio, pubblicata su Hermesnet - Il portale di Filosofia. Disponibile completa, in formato pdf, in fondo alla pagina.

http://www.lededizioni.it/catalogo.html?/catalogo/dalessandrocritica.html - Paolo D’Alessandro, presentazione di Critica della Ragione Telematica. Il Pensiero in Rete e le Reti del Pensiero (sul sito di LED edizioni). Sommario e accesso ad alcune pagine in formato pdf.

http://www.hermesnet.it/materiali/recensioni/030303/dalessandro.html - Presentazione del libro di Paolo D’Alessandro, Critica della Ragione Telematica, a cura di Andrea Potestio (su Hermesnet).

http://filosofia.dipafilo.unimi.it/hermes/hermes_2002/ - Articolo di Paolo D’Alessandro sul passaggio «Dal volume a stampa all’ipertesto» (su Hermes_net).

http://filosofia.dipafilo.unimi.it/~hermesnet/tecnologia/speciali/articolo%20hermes_net/Intervento%20D%27Alessandro.html - Intervento di Paolo D’Alessandro sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica, formulato nel quadro del convegno per la presentazione di Hermes_net, laboratorio di scrittura telematica per Internet (Milano, Casa della Cultura, 4 febbraio 2003).

http://filosofia.dipafilo.unimi.it/~hermesnet/tecnologia/speciali/articolo%20hermes_net/index.html - Breve introduzione di Fulvio Papi al convegno di cui sopra.

http://filosofia.dipafilo.unimi.it/~hermesnet/tecnologia/speciali/articolo%20hermes_net/Intervento%20Franzini.html - Intervento di Elio Franzini su ipertesto e comunità virtuale, presentato nel quadro del convegno di cui sopra.


http://filosofia.dipafilo.unimi.it/~hermesnet/tecnologia/speciali/articolo%20hermes_net/intervento%20galimberti.html - Intervento di Carlo Galimberti su “Il soggetto nella rete” nel quadro del convegno di cui sopra.

http://filosofia.dipafilo.unimi.it/~hermesnet/tecnologia/speciali/lyon/lyon.html - Intervista al sociologo David Lyon, esperto di privacy, sul tema “Rete e sorveglianza”.

http://www.hermesnet.it/ - Hermesnet - Il portale di Filosofia (concepito da Paolo D’Alessandro e Igino Domanin). Pagina iniziale da cui si ha accesso alle numerose sezioni del sito.

http://lab.hermesnet.it/ - Hermes_Net - Laboratorio teoretico telematico: laboratorio di scrittura on line, realizzato dal 1997 da ricercatori dell'Università degli Studi di Milano, “con l’intento di dar vita a una comunità virtuale, che faccia esperienza delle tecnologie telematiche e sia anche in grado di verificare i risultati di una ricerca condotta in comune” (dall’«Introduzione al progetto»).
Nella sezione «Materiali per la ricerca» si trovano, accanto ad altri, estratti dei testi di M. Mc Luhan, D. De Kerckhove e P. Lévy.

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/001223.htm - Carlo Formenti, «2040 La macchina creò l’uomo.
Nuove teorie immaginano il sorpasso delle intelligenze artificiali su quelle naturali. Già si profila una strana religione fra materialismo e New Age» (apparso sul Corriere della Sera, del 23 dicembre 2000). L’articolo presenta la proiezione di alcuni pensatori in merito al posto dell’uomo in un futuro - nemmeno molto lontano - in cui le macchine avranno superato le sue capacità intellettuali.

http://www.nouvelobs.com/dossiers/p2015/a201937.html - «Baudrillard décode Matrix», intervista a Jean Baudrillard a proposito di Matrix, film che il sociologo giudica come il feticcio e lo strumento stesso di quella tecnica di cui vorrebbe essere una denuncia (Le Nouvel Observateur: l’hebdo en ligne, 19 juin 2003).

http://www.quintostato.it/archives/000362.html - «Baudrillard vs Matrix»: traduzione (parziale) in italiano dell’intervista che Le Nouvel Observateur ha fatto a Jean Baudrillard a proposito di Matrix.

Questi indirizzi sono stati verificati funzionanti il 26 gennaio 2004

 
 
Bibliografia  
 
 
 


Queste indicazioni bibliografiche segnalano alcune delle opere principali nell'orizzonte dell'antropologia della tecnica e sono, man mano, completate da riferimenti specifici ai temi dei singoli incontri.
Gli autori scelti, pur condividendo lo stesso ordine di discorso, sono molto diversi tra loro per orientamento e intenti. Parallelamente, lo sguardo portato sulla tecnica oscilla dall'apologetico all'apocalittico.

Sullo sfondo di queste prospettive teoriche, le biografie di tali autori si posizionano pure sull'ampio arco che va da un conservatorismo e, addirittura, filonazismo problematico a un impegno morale e civile agito, in un lasso di tempo che copre più di metà del 1900.
L'ordine di presentazione, né alfabetico né cronologico, cerca piuttosto di mettere in evidenza un percorso di senso attraverso i vari contributi sul rapporto tra l'uomo e la tecnica.

Guenda Bernegger

I testi proposti saranno a disposizione presso la biblioteca dell'ISPFP di Lugano

 
 

 

L'autore

Arnold Gehlen (Lipsia 1904 - Amburgo 1976), filosofo - allievo di Scheler, Hartmann e Driesch - si è reso nel tempo antropologo, biologo, sociologo e teorico delle istituzioni. Il suo successo accademico, durante gli anni trenta, è inseparabile dalla sua vicinanza al nazionalsocialismo. Insegnò a Francoforte, Lipsia, Königsberg e, dal '40, a Vienna. A partire da tale anno, momento della pubblicazione di L'uomo, forse per la fredda accoglienza che ricevette, cominciò però ad allontanarsi ideologicamente dal nazismo, pur restando sempre difensore di una posizione chiaramente conservatrice.

 

Arnold GEHLEN, L'uomo: la natura e il suo posto nel mondo, Milano, Feltrinelli, [1940] 1990

Libro centrale nell'opera di Gehlen e riferimento di tutte le riflessioni sull'antropologia della tecnica, L'uomo vuole costituire un tentativo di riappropriazione del senso dell'umanità dell'Uomo, sullo sfondo delle considerazioni pessimistiche sul declino e la decadenza della nostra cultura e civiltà, ormai entrate nella loro fase "tecnica". La prospettiva scelta è al contempo antropologica e biologica, nell'intento di raggiungere in tal modo una più completa decrizione dell'essere umano.
Per Gehlen l'uomo si presenta, in primo luogo, come un "essere manchevole" (riprendendo il concetto di Mängelwesen da Herder), privato cioè degli istinti e di tutti gli adattamenti ambientali innati che renderebbero possibile un orientamento sicuro nell'esistenza. In quanto essere carente, l'uomo deve necessariamente riflettere su di sé, interpretarsi e prendere posizione, disciplinarsi e strutturarsi. Inoltre, deve costruire lo specifico ambito della sua vita poiché, diversamente dalle altre specie, non esiste struttura ambientale che gli sia propria, non vi è armonia con l'ambiente: deve dunque crearsi una seconda natura - la sfera della cultura - che gli permetta di completare il suo essere manchevole. All'interno della sfera della cultura, l'uomo agisce così producendo tecniche che gli permettano di trasformare il mondo in senso utile alla sua vita e di sgravarlo dal peso della sua situazione contingente. Di "sgravarlo", cioè di esonerarlo - Gehlen introduce infatti il principio pragmatico dell'"esonero" (Entlassung) al centro della sua antropologia: "l'uomo deve trovare a se stesso degli esoneri (Entlassungen) con strumenti e atti suoi propri, cioè trasformare le condizioni deficitarie della sua esistenza in possibilità di conservarsi in vita" (p. 63). In questo senso, l'uomo è dunque fondamentalmente, costitutivamente, un essere tecnico.


Arnold GEHLEN, L'uomo nell'era della tecnica, Sugarco, Milano, [1957] 1984


Arnold GEHLEN, Antropologia filosofica e teoria dell'azione, Napoli, Guida editori, [1983] 1990
Raccolta di saggi scritti in momenti diversi. Preziosa introduzione e complemento ai testi fondamentali dell'antropologia filosofica di Gehlen (cfr. sopra).



L'autore

Ubaldo Fadini insegna alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Firenze. Si è a lungo occupato dell'opera di Gehlen. È autore di numerosi scritti, prevalentemente sulla filosofia del '900, ed ha collaborato e collabora con diverse riviste filosofiche.

 

Ubaldo FADINI, Configurazioni antropologiche: esperienze e metamorfosi della soggettività moderna, Napoli, Liguori, 1991


Ubaldo FADINI, Sviluppo tecnologico e identità personale: linee di antropologia della tecnica, Bari, Dedalo, 2000

Fadini, attento studioso di Gehlen, mette in luce il segno negativo dell'antropologia filosofica di quest'ultimo che risiede nello strapotere della sfera tecnologica e mette avanti l'urgenza di un progetto che ne argini gli aspetti più radicali, capaci di provocare un inquietante "aumento dell'ignoto". In questo libro Fadini si impegna proprio a riflettere le trasformazioni del nostro presente, le pressioni ontologiche messe in gioco dal virtuale e le metamorfosi della soggettività individuale e collettiva.
Questo studio muove - come scrive l'autore nella prefazione - "da una convinzione di fondo, che trova la sua espressione migliore nelle parole di G. Simondon, il quale sosteneva l'importanza di formare una 'cultura tecnica' in grado di affrontare la questione dell'integrazione culturale degli sviluppi tecnologici, sempre più accelerati, da elaborare attraverso una conoscenza approfondita delle tecniche e della loro storia. […] In particolare, va pensata la coevoluzione dell'uomo e della tecnica […] proprio per cercare i modi e i processi di trasformazione complessiva del 'nostro' mondo che potrebbero rendere concretamente vivibile tale coevoluzione" (p. 5).
Dopo un percorso lungo varie linee di antropologia della tecnica - seguendo in particolare Gehlen, Anders, Popitz, Lévy, Flichy - il libro di Fadini propone una lettura dei cambiamenti del nostro mondo, della torsione del reale provocata dagli universi virtuali e delle trasformazioni che investono la soggettività, innanzitutto nella sua dimensione corporea: l'arte (letteratura, cinema, pittura) fornisce alla riflessione dell'autore numerose icone di tali mutazioni.



L'autore

Hannah Arendt (Hannover 1906 - New York 1975), si formò a Marburgo, Friburgo e Heidelberg, dove ebbe come maestri Martin Heidegger (con il quale ebbe anche un travagliato rapporto sentimentale), Rudolf Bultmann e Karl Jaspers. Sposò in prime nozze Günther Anders. A causa delle sue origini ebraiche, nel 1933 fu obbligata a emigrare in Francia e nel 1940 negli USA, dove ottenne degli insegnamenti presso le Università di Berkeley, Columbia, Princeton e alla New School for Social Research di New York. I suoi principali interessi e lavori si sono orientati sull'agire politico, inteso come dimensione pubblica dell'esistenza umana.

Hannah ARENDT, Vita activa. La condizione umana, Milano, Bompiani, [1958] 1998

La "vita activa", in opposizione alla "vita contemplativa" - che si svolge nell'interiorità dei soggetti, al di qua delle relazioni con gli altri - è il tratto della condizione umana su cui Hannah Arendt vuole orientare lo sguardo del lettore, per capovolgere l'unanime discredito in cui l'agire è stato tenuto dalla bimillenaria tradizione cristiana. Inteso come interazione degli individui nello spazio pubblico mediante il discorso, l'agire gioca un ruolo fondamentale e eccezionale nella condizione umana, in quanto comporta per definizione il rivelarsi dell'identità dell'attore, nella sua differenza, di fronte agli altri, tra gli altri. È infatti la sola facoltà che presuppone come indispensabile la pluralità degli uomini. Accanto all'agire, l'autrice studia altre due forme della vita activa: l'una è l'operare, tipico dell'homo faber, per mezzo del quale l'uomo produce artefatti per dare permanenza alla sua vita sulla terra, che vengono a costituire il Mondo umano; l'altra è il lavoro, proprio dell'animal laborans, per mezzo del quale la specie umana assicura la propria sopravvivenza in quella prima condizione che è l'ambiente naturale in cui l'uomo vive, la Terra.
Vita activa propone un esame delle relazioni teoriche e storiche che intercorrono tra queste attività fondamentali. Il bilancio finale mette in luce la scomparsa dell'agire - la più alta facoltà umana - nell'età moderna, in cui predomina invece la visione meccanicistica e tecnicistica dell'homo faber, artefice e fabbricante: "certo, fra le caratteristiche salienti dell'età moderna, dai suoi inizi ai nostri giorni, troviamo gli atteggiamenti tipici dell'homo faber: la sua strumentalizzazione del mondo, la sua fiducia negli strumenti e nella produttività del costruttore di oggetti artificiali, nella portata onnicomprensiva della categoria mezzi-fine, la sua convinzione che ogni problema può essere risolto e ogni motivazione umana ridotta al principio dell'utilità; la sua sovranità, che considera tutto ciò che le è dato come materia prima e vede la natura come "un immenso tessuto da cui possiamo ritagliare ciò che vogliamo e ricucirlo come ci piace"" (p. 227).
Sulla base di una riflessione che ha per oggetto il senso dell'agire umano, si delinea allora anche la preoccupazione ecologica per le conseguenze imprevedibili e irreversibili di un rapporto alla natura che si gioca sul modo della consumazione del mondo, là dove sfuma lo spazio politico, che è lo spazio del discorso, della memoria, della tradizione, della conservazione. Così scrive Hannah Arendt, in chiusura del libro: "l'azione degli scienziati, poiché agisce nella natura dalla prospettiva dell'universo e non nel tessuto delle relazioni umane, manca del carattere di rivelazione dell'azione come della capacità di produrre vicende e storie, che insieme formano la fonte da cui scaturisce il significato che illumina l'esistenza umana" (p. 242).



L'autore

Günther Anders (Breslavia 1902 - Vienna 1992), allievo di Husserl e primo marito di Hannah Arendt, emigrato a Parigi nel 1933, poi negli Stati Uniti, tornato in Europa alla fine degli anni '40 per stabilirsi a Vienna, è stato "impegnato" per molti anni, in particolare prendendo posizione sulla bomba atomica, sulla guerra del Vietnam e su Cernobyl e partecipando direttamente alla lotta contro l'ingiustizia e la violenza del potere.


Günther ANDERS, L'uomo è antiquato, Torino, Bollati Boringhieri, [1956 e 1980] 2003
Vol I : Considerazioni sull'anima nell'epoca della seconda rivoluzione industriale
Vol II : Sulla distruzione della vita nell'epoca della terza rivoluzione industriale

"L'uomo è antiquato" è l'assunto da cui Anders parte per diagnosticare la vergognosa subordinazione dell'uomo alle macchine da lui stesso create, la sua sottomissione ad una tecnica sfuggita a ogni controllo e "ormai diventata il soggetto della storia" (p. 3). Rispetto alle sue creature tecnologiche, in grado di oltrepassarlo, l'uomo risulta dunque "antiquato", superato: oltre che perfette, le macchine sono inoltre standardizzate e riproducibili in esemplari sempre identici, ciò che conferisce loro una sorta di eternità che all'uomo è negata. Una gara impari si instaura quindi tra l'uomo e la tecnica, in cui è in gioco la nostra stessa libertà, di azione e di pensiero.
Se la prima rivoluzione industriale ha comportato l'introduzione del meccanicismo, la seconda (di cui è questione nel vol. I) si riferisce alla produzione dei bisogni che lo sviluppo tecnico richiede: data la sproporzione tra ciò che possiamo ormai produrre e ciò di cui abbiamo bisogno, "la nostra limitazione odierna non consiste più nel fatto che siamo […] esseri con dei bisogni; ma al contrario nel fatto che […] noi non possiamo che provare troppo poco bisogno; insomma, nella nostra mancanza di mancanza" (vol II, p. 13).
La terza rivoluzione industriale (che fa l'oggetto del vol. II) è invece per Anders quella che comporta l'alterazione irreversibile dell'ambiente, in quanto la tecnica obbliga a realizzare tutto il realizzabile e a utilizzare tutto ciò che è prodotto, secondo l'idea che "il possibile [das Mögliche] è quasi sempre accettato come obbligatorio, ciò che si può fare [das Gekonnte] come ciò che si deve fare" (vol II, p. 11). Nella misura in cui, per mezzo della tecnica, l'uomo produce una "seconda natura" che non è solo dell'ordine dei "prodotti culturali", bensì della natura stessa, fino alla creazione di esseri viventi a partire da esseri viventi e alla produzione di strumenti per la nostra stessa distruzione, compromessa risulta essere addirittura la sopravvivenza dell'umanità.



L'autore

Pier Paolo Portinaro è stato docente di filosofia, sociologia e scienza politica in varie Università e insegna attualmente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino.


Pier Paolo PORTINARO, Il principio disperazione: tre studi su Günther Anders, Torino, Bollati Boringhieri, 2003

I tre studi che compongono questo libro concorrono a presentare la figura e l'opera di Günther Anders, quale ""spettatore indignato" del nostro tempo" (p. 13), in relazione tanto alla sua biografia quanto alle relazioni intrattenute con vari pensatori della sua epoca. Da questo confronto, Portinaro cerca di far emergere soprattutto l'originalità dell'autore: "Certo è che, nel panorama del pensiero contemporaneo - si legge all'inizio del volume -, Anders può essere considerato come colui che con più ostinazione e intransigenza ha dato voce alla rivolta dell'uomo contemporaneo verso la tecnica che minaccia di sconvolgere il mondo, facendo di questo pianeta una casa non più abitabile o non più abitata dall'uomo" (p. 14). Con il "principio disperazione", Anders si pone nella prospettiva di un pessimismo apocalittico, tanto distante dal "principio speranza" di Ernst Bloch quanto dal "principio responsabilità" di Hans Jonas.
Utili nell'ottica del nostro discorso sono in particolare, all'interno del capitolo 1, le sezioni "La vergogna prometeica" (pp. 58-69) e "La politica è antiquata" (pp. 70-80) in cui è largamente questione de L'uomo è antiquato (di cui sopra). Nel capitolo 3 si trova invece l'interessante sezione "La morale senza fondamento" (pp. 147-160) in cui è messo in luce come nel mondo della tecnica la stessa morale venga considerata antiquata, abbia perso ogni effettività. Portinaro segue il poco lineare percorso di Anders sul terreno dell'etica: dalla proposta di un'improbabile nuova etica che chiederebbe di innestare una coscienza morale negli artefatti, fino alla pessimistica affermazione che l'uomo sia stato espropriato della propria coscienza morale da questi stessi suoi prodotti e apparati tecnici, i quali gli dettano il comportamento, lo privano della responsabilità e suscitano in lui la "vergogna prometeica" - vale a dire il sentimento di inferiorità di fronte ai propri artefatti. Compito della filosofia è allora, in questa prospettiva, mettere in luce come nel mondo della tecnica il male non si situi più tanto nelle azioni deliberatamente malvage, bensì piuttosto nell'errore, nell'ignoranza e nell'assenza di pensiero.
Un percorso biografico attento ai contesti di emergenza storico-culturali degli scritti di Anders è invece presentato nelle prime pagine del volume.



L'autore

Hans Jonas (Mönchengladbach 1903 - 1993), ha studiato filosofia e teologia con Husserl e Heidegger tra i suoi maestri, portando innanzitutto avanti lo studio dello gnosticismo. Dopo aver stretto un'amicizia intensa con Hannah Arendt è emigrato nel 1933 in Inghilterra, poi in Israele. Dal '49 ha insegnato in diverse università nordamericane e si è occupato di filosofia della natura e di filosofia della tecnica. È stato tra gli iniziatori del dibattito bioetico.


Hans JONAS, Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica, Torino, Einaudi, [1979] 1993

Essendo il rapporto dell'uomo tecnologico con la natura non solo un rapporto di trasformazione bensì di possibile distruzione totale, Hans Jonas invita a una nuova etica fondata sul senso di responsabilità dell'uomo nei confronti del destino della natura. Così, questo libro prende le mosse dalla "consapevolezza che le promesse della tecnica moderna si sono trasformate in minaccia, o che questa si è indissolubilmente congiunta a quelle" (p. XXVII). Con toni meno apocalittici di Günther Anders, icona del "principio disperazione", Jonas cerca di rispondere alla situazione attuale delineando una nuova etica globale per la civiltà tecnologica.
Se una nuova etica è necessaria, è perché nuovi sono il genere e l'impatto delle possibili azioni tecniche: la tecnologia pone l'etica di fronte ad azioni che hanno ripercussioni su una scala spaziale e temporale vasta come non mai e che spesso portano il segno dell'irreversibilità. Consumata la fiducia in un modello di sviluppo fondato sull'asservimento tecnologico della natura, essendo l'uomo diventato per la natura più pericoloso di quanto un tempo la natura fosse per lui, risulta necessario un principio che aiuti a garantire, oltre alla sopravvivenza, l'unità della specie e la dignità della sua esistenza. Questo è per Jonas il "principio responsabilità", secondo il quale la responsabilità (esente da ogni reciprocità) dei genitori nei confronti dei figli generati vale da modello per la responsabilità, la preoccupazione e la cura che l'umanità dovrebbe portare verso le generazioni future: "Il futuro dell'umanità costituisce il primo dovere del comportamento umano collettivo nell'era della civiltà tecnica […]. In esso è evidentemente incluso in futuro della natura in quanto condizione sine-qua-non" (p. 175).


Hans JONAS, Tecnica, medicina ed etica: prassi del principio responsabilità, Torino, Einaudi, [1985] 1997

Il "principio responsabilità" esercita la sua giurisdizione tra i due estremi della condizione umana, la natalità e la mortalità. Ed è a questioni di nascita e di morte che viene qui applicata la macroetica per la civiltà tecnologica di Hans Jonas. In questi saggi il filosofo privilegia le tematiche inerenti all'ambito della bioetica medica. Si tratta di questioni in larga misura prodotte dagli enormi sviluppi scientifici e tecnologici del nostro tempo. Jonas le affronta senza demonizzare la tecnica e senza alcun cedimento nei confronti di quell'approccio utilitaristico, sempre più diffuso, che spinge a sperimentare tutto lo sperimentabile e a giustificare eticamente il superamento di qualsiasi limite. La sua prospettiva vuole anzi rappresentare un'alternativa per una società di donne e uomini responsabili. [Dalla quarta di copertina]



L'autore

Umberto Galimberti (1942 - ) insegna filosofia della storia e psicologia generale all'Università di Venezia. Dopo aver compiuto studi di filosofia e di psicologia, ha tradotto alcune opere di Jaspers (di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania) e Heidegger, a cui ha dedicato diverse opere. Si è inoltre occupato di antropologia filosofica e di psicologia analitica. È autore di numerosi saggi e ha curato per la Garzanti l'Enciclopedia di psicologia. Attualmente collabora con il quotidiano La Repubblica.


Umberto GALIMBERTI, Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica, Milano, Feltrinelli, 1999

In questa voluminosa opera, vera e propria summa interdisciplinare, Umberto Galimberti affronta il tema del rapporto tra l'uomo e la tecnica attraversando diversi campi, dal mito alla scienza, dalla filosofia alla storia, dalla psicologia alla sociologia, dalla teologia all'antropologia, e confrontandosi lungo il percorso con numerosi autori.
L'idea di fondo su cui la totalità del discorso poggia è che lo sviluppo della tecnica ci pone di fronte a un passaggio epocale, che sta trasformando tutte le variabili dell'esistenza, di cui non abbiamo però sufficiente coscienza. L'uomo comune pare infatti continuare a considerare la tecnica come uno strumento, un mezzo neutrale e al servizio dei propri fini. In realtà, sostiene Galimberti, "la tecnica non è più oggetto di una nostra scelta, ma è il nostro ambiente, dove fini e mezzi, scopi e ideazioni, condotte, azioni e passioni, persino sogni e desideri sono tecnicamente articolati e hanno bisogno della tecnica per esprimersi" (p. 34). Da mezzo, la tecnica è dunque diventata essa stessa un fine: emancipatasi dalla condizione di semplice "strumento", essa utilizza la natura come suo fondo e l'uomo come suo funzionario - subordinando le esigenze di quest'ultimo a quelle della propria razionalità.
Se è ormai la tecnica il nuovo soggetto della storia, orizzonte ultimo a partire dal quale si aprono tutti i campi d'esperienza, necessario è che l'uomo ne prenda coscienza, ampliando la propria comprensione, per evitare che la tecnica accada a sua insaputa e per "evitare che l'età della tecnica segni quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più: "Che cosa possiamo fare noi con la tecnica?", ma: "Che cosa la tecnica può fare di noi?"" (p. 715). A questo ampliamento della coscienza è consacrato il percorso attraverso cui l'autore ci guida, confrontandoci alla necessaria revisione delle categorie elaborate e maturate nell'età pre-tecnologica: dal concetto di individuo e di identità, a quello di psiche, passando per quello di libertà, di cultura di massa e di mezzi di comunicazione. A un'analoga revisione sono d'altronde sottoposti i tradizionali modi di intendere la ragione, la verità, l'ideologia, la politica, l'etica, la natura, la religione e la storia.

 
 

Riferimenti Bibliografici all'incontro di

Mercoledì 22 ottobre 2003

con Alberto Cattaneo, Luca Bausch, Elena Boldrini
L'avvento delle TIC e i processi
socio cognitivi

Verena D'ALESSANDRO, La costruzione sociale del tempo: convenzioni e usi collettivi del tempo dalla società premoderna alla postmoderna, Milano, FrancoAngeli, 2002

Paolo FERRI, La rivoluzione digitale. Comunità, individuo e testo nell'era di Internet, Milano, Mimesis, 1999

Ivo GERMANO, Il villaggio glocale, Roma, Edizioni Seam, 1999

Erving GOFFMAN, La vita quotidiana come rappresentazione, Bologna, Il Mulino, 1997

Giuseppe O. LONGO, Il nuovo Golem. Come il computer cambia la nostra cultura, Roma-Bari, Laterza, 1998.

Yoneji MASUDA, The Information Society as Post-Industrial Society, Washington DC, World Future Society, 1980

Marshall McLUHAN, Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore, [1964] 1999

Joshua MEYROWITZ, Oltre il senso di luogo, Bologna, Baskerville, 1993

Jacques PERRIAULT, La logique de l'usage. Essai sur les machines à communiquer, Paris, Flammarion, 1989

Jeremy RIFKIN, La fine del lavoro: il declino della forza lavoro globale l'avvento dell'era post-moderna, Milano, Baldini&Castoldi, 1995

Jeremy RIFKIN, L'era dell'accesso. La rivoluzione della new economy, Milano, Mondadori, 2000

 
     
 

Bibliografia sulla Realtà virtuale, proposta da Paolo D’Alessandro
01 04

(formato word)

Bolter, J.D. Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesto e ri-mediazione della stampa Milano, Vita e pensiero

Cappucci, P.L. Realtà del virtuale. Rappresentazioni tecnologiche, comunicazioni, arte Bologna, Clueb

Carbone, P., Ferri, P. (a cura di) Le comunità virtuali Milano, Mimesis

D’Alessandro, P. Tra realtà virtuale e verità. Immagini, parole, cose Milano, Libreria Cuem

D’Alessandro, P. Critica della ragione telematica. Il pensiero nella Rete e le reti del pensiero Milano, LED

D’Alessandro, P. (a cura di) Internet e la filosofia Milano, LED

De Carli, L. Internet. Memoria e oblio Torino, Einaudi

De Kerckhove, D. Brainframes Bologna, Baskerville

De Kerckhove, D. Il pensiero connettivo Roma, De Laurentiis

Formenti, C. Incantati dalle rete Milano, Cortina

Freschi, A.C. La società dei saperi Roma, Carocci

Landow, G.P. Ipertesto. Il futuro della scrittura Bologna, Baskerville

Landow, G.P. L’ipertesto. Teconologie digitali e critica letteraria Milano, Bruno Mondadori

Levy, P. Il virtuale Milano, Cortina

Levy, P. L’intelligenza collettiva Milano, Feltrinelli

Maldonado, T. Critica della ragione informatica Milano, Feltrinelli

McLuhan, M. Gli strumenti del comunicare Milano, il Saggiatore

Minsky, M. La società della mente Milano, Adelphi

Nelson, T. Literary Machine. 90.1 Padova, Muzzio

Ong, W. Oralità e scrittura. La tecnologia della parola Milano, Il Mulino

Postman, N. Technopoly. La resa della cultura alla tecnologia Torino, Boringhieri

Rheingold, H. Comunità virtuali. Parlare, incontrarsi, vivere nel cyberspazio Milano, Sperling & Kupfer

Rheingold, H. La realtà virtuale Bologna, Baskerville

Rifkin, J. L’era dell’accesso Milano. Mondatori

Stoll, C. Confessioni di un high-tech Milano, Garzanti

Virilio. P. La bomba informatica Trieste, Asterios

 
 


 
 

Martedì 23 marzo 2004 - 16.30 - 18.45
Lorenzo De Carli
La memoria e la tecnica

Susan Blackmore, La macchina dei memi. Perché i geni non bastano, Instar Libri, Torino 2003

Asa Briggs e Peter Burke, Storia sociale dei media. Da Gutenberg a Internet, Il Mulino, Bologna 2002

Peter Burke, Storia sociale della conoscenza. Da Gutenberg a Diderot, Il Mulino, Bologna 2002

Manuel Castells, L'età dell'informazione: economia, società, cultura. Vol. 1: La nascita della società in rete, Università Bocconi, Milano 2002

Manuel Castells, L'età dell'informazione: economia, società, cultura. Vol. 2: Il potere delle identità, Università Bocconi, Milano 2002

Manuel Castells, L'età dell'informazione: economia, società, cultura. Vol. 3: Volgere di millennio, Università Bocconi, Milano 2003

Manuel Castells, Galassia Internet, Feltrinelli, Milano 2002

André Gorz, L'immateriale. Conoscenza, valore e capitale, Bollati Boringhieri, Torino 2003

Kevin Robins e Frank Webster, Tecnocultura. Dalla società dell'informazione alla vita virtuale, Guerini Studio, Milano 2003